19 marzo 2013

On the road again


14 Marzo

Santiago – Antofagasta

Antofagasta – Lima

Lima – Trujillo

Trujillo – Huanchcaco

Valparaiso, la ville bohemienne


13 Marzo

Il principale porto del Cile è anche conosciuto per essere la città che ha dato i natali a Pablo Neruda, il poeta cileno vincitore del premio Nobel. Ma è l’unica cosa per cui la città è famosa nel mondo. Viene descritta come una piccola città bohemienne ma alla fine è solo un porto. La sensazione è la stessa che a Santiago: poche strade curate in mezzo a montagne di spazzatura. Anche qui cani randagi ovunque, ma a differenza di Santiago, sono anche molesti: Ilaria è stata morsa su una chiappa. Non è tra l’altro stata l’unica avventura della giornata, fra l’evacuazione della metropolitana e l’aggressione al pullman a calci, pugni e bottigliate da parte di un passeggero ritardatario.




Santiago



12 Marzo

Arrivando al quartiere Vitacura, dove c’è il nostro hotel, sembra di essere in Svizzera. Strade pulite, belle case, tutto ordinato e organizzato. Belle auto, bella gente, grandi edifici moderni, complessi residenziali e parchi ben curati.

Ma è un miraggio: la realtà di Santiago, visitando il centro è ben diversa. Qui si ti ricordi di colpo di essere in una megalopoli sud americana, con 8 milioni di anime e altrettanti cani randagi che condividono strade, androni di palazzi e giardini pubblici convertiti in campeggi urbani.

I contrasti sociali sono forti, nonostante il Cile sia il Paese latino americano dove le differenze sono meno marcate: la situazione economica è florida ma evidentemente il benessere non è ancora arrivato a toccare tutte le classi sociali.

(qualcuno continua a lavorare…)

Astrologia nei dintorni di San Pedro


11 Marzo


“Tour astrologico? Non mi pare che l’avessimo previsto, anche perché stiamo qui solo fino a mezzogiorno e non capisco come si faccia a vedere le stelle.”

“Noo, ti sbagli, è un tour astrologico, non astronomico. Anche io mi confondo sempre e ci devo pensare ogni volta che lo dico.”

Basiti, ci guardiamo in faccia con espressione “chissà dove ci portano, cristo santo”. Percorriamo in meditazione la via centrale di San Pedro, quella sterrata. Non ci rendiamo nemmeno conto della polvere che respiriamo, siamo troppo presi e anche intimoriti dall’aggettivo astrologico che ci attende per il giro che andremo a fare. Poi l’illuminazione, leggendo il programma che prevede visita a delle rovine Inca e un museo pre colombiano, capiamo che astrologico è in realtà archeologico. Siamo più tranquillli…

Passeggiata rilassante fra le poche rovine intorno a San Pedro, apprezzando il magnifico paesaggio naturale.

Pomeriggio ritorno a Santiago, qualcuno deve pur lavorare…

Buff, buff.


10 Marzo
Sveglia in piena notte, destinazione geisers del Tatio.

Il Tatio è il nome di una zona di sfogo di una grossa caldaia magmatica. Il risultato sono dei geisers e dei soffioni di vapore e acqua che sgorgano dal sottosuolo a un’altezza di 4322 metri (tra l’altro è stato il punto più alto raggiunto durante la nostra vacanza e vita in generale!).

L’alzataccia e il viaggio tortuoso di 2 ore sono ripagati quando arriviamo sull’altipiano alle prime luci dell’alba.

Ma lo shock non è solo per lo spettacolo dantesco,  ma anche per il salto di temperatura: siamo passati dai 27 gradi di San Pedro ai – 10 dell’altipiano. Meno dieci si sentono tutti nelle ossa! E’ un freddo secco che ti entra nell’anima, meno male che la nostra guida Felipe ci ha prestato dei piumini, non cel’avremmo fatta di certo. Il bello di essere su un sottosuolo magmatico è che la terra è calda e aiuta a scaldare i piedi di chi proprio non ce la fa più…



Lo spettacolo naturale si gusta alle luci dell’alba, quando i primi raggi del sole illuminano le nuvole di vapore e l’escursione termica fra i geiser e l’ambiente fa sì che le colonne d’acqua che escono dal sottosuolo siano perfettamente visibili in tutto il loro pericoloso fascino: non smettiamo di essere su un vulcano attivo…


La natura è sorprendentemente presente in tutta la sua maestosità: contrasti di luce sulle rocce laviche, paesaggi sconfinati, l’irruenza e l’energia dei geisers, la leggerezza dei  lama selvatici. Anche questo spettacolo si radica dentro di noi, sarà difficile, anzi impossibile dimenticare le emozioni che abbiamo provato sul Tatio.






10 marzo 2013

Stupendo

9 Marzo

Le lagune dell'altipiano, 3.600 mt.


 Non esistono parole né frasi per descrivere le sensazioni che proviamo di fronte a questi immensi spettacoli della natura. L'orizzonte è là, oltre l'infinito; le montagne ci sovrastano abbracciandoci insieme al cielo; i vulcani ci osservano come giganti dormienti; il silenzio ci accompagna come un amico fraterno.


Semplicemente stupendo.

9 marzo 2013

Easy floating

8 Marzo

Passiamo la mattina a zonzo (ormai siamo anche noi dei randagi), addirittura imbesuiti da una cerimonia in piazza per la promozione di alcuni Carabineros...per chi lo stesse pensando la risposta è NO, non avevamo assunto nessuna sostanza, è solo l'ipossia dell'altitudine, nonostante la Bolivia sia molto, ma molto vicina...


Per il pranzo ci affidiamo ai consigli di un locale e ci infiliamo dalla Chofi (conosciuto anche come Las Hermanas): di nuovo, inutile cercare recensioni in Internet...di nuovo pranziamo divinamente per circa 6 Euro a testa.
Pomeriggio alla Laguna de Cejar, dove la salinità dell'acqua è come quella del Mar Morto e papereggiamo senza fatica alcuna. Da buoni subacquei cerchiamo di affondare in tutti i modi, ma non c'è proprio verso.

Arriva l'ora dell'aperitivo: pisco e mango sour ammirando lo spettacolo di colori offerto dal tramonto del sole sulla salina.
 
 


Silenzi ed ombre nel deserto

6 Marzo - 7 marzo
Non è stato facile arrivare fin qui...
A Lima siamo stati colti dalla maledizione degli Inca, che ci ha impedito di uscire dall'hotel per tutto il giorno e a fatica siamo riusciti a raggiungere l'aeroporto per questa nuova destinazione. Nonostante lo scomodo viaggio con notte sulle poltrone dell'aeroporto, l'arrivo a San Pedro de Atacama ci lascia senza parole.

La prima cosa che ci colpisce del villaggio è l'assenza di strade asfaltate, c'è solo terra battuta. Per la prima mezz'ora non ci siamo parlati, timorosi entrambi di ammettere di aver fatto una grande cazzata nello scegliere di soggiornare 5 giorni in questo posto di randagi (cani o umani che siano) in cui il tempo sembra essersi fermato ad alcune decine di anni fa... Ma dopo una passeggiata alla scoperta del paese, San Pedro ci ha già stregato. La sensazione è quella di essere dentro la canzone "Hotel California": "you can check out any time you like, but you can never leave..."

Prima avventura: Salar de Atacama e Valle de la Luna
Siamo nel deserto salino più alto al mondo, l'altopiano infatti si estende dai 2.400 mt in su. Il paesaggio è surreale, la totale assenza di acqua e l'alta concentrazione di sali nel terreno, fanno sì che tutto sia ricoperto da una crosta bianca che sembra neve, nonostante i 40° di temperatura. Siamo nel posto più arido al mondo con solo il 15% di umidità dell'aria, non si riesce nemmeno a sudare!


Qui incrociamo anche degli eroi dei tempi moderni: gli ultramaratoneti dei 4 deserti (www.4deserts.com/atacamacrossing/), gente che corre 70/80 km. al giorno nei posti più inospitali al mondo, uno spettacolo!

Il cielo. Azzurro. Blu. Rosa. Rosso. Arancione. Stellatissimo.
Le montagne. Bianco. Marrone. Rosa. Rosso. Arancione. Lunari.


Cena al Barros: inutile cercarlo in TripAdvisor, non esiste! In una catapecchia di fango tenuta insieme con lo sputo, ceniamo divinamente, accompagnati da musica dal vivo molto "casera". Andiamo a letto felici, forse per i pisco suor, forse per il cielo stellato, forse per l'incanto di San Pedro, forse per tutto questo insieme.

Cusco, la capitale dell'Impero

5 Marzo

Tornati da Machu Picchu ne approfittiamo per visitare la città che fu la capitale dell'Impero Inca: il centro, la Plaza de Armas, musei vari...sono quattro vie in croce, ma a quest'altitudine sembrano chilometri!




Poi nel pomeriggio di corsa verso l'aeroporto, direzione Lima.

6 marzo 2013

La scalata alla montagna sacra


4 Marzo. Sveglia alle 4.30. Occorre alzarsi presto, quando fa ancora buio, in modo da essere là in alto appena possibile e gustare l’alba sul Machu Picchu.

Alle 5.30 prendiamo il pullmino che ci porta fino in cima: tornanti strettissimi a picco sulla vallata; non c’è spazio per lasciarsi andare al sonno e riposare ancora qualche minuto, la tensione aumenta dopo ogni curva, sia per i tornanti che per l’avvicinarsi alla città posta sulla vetta.

C’è chi la salita fino alle rovine la fa a piedi, esiste un sentiero di 3500 gradini che qualche temerario affronta già nel cuore della notte; noi scegliamo il bus, preferiamo conservare le energie per dopo, anche noi faremo la nostra scalata.

Il  complesso di rovine Inca risale al 1500 e fu edificato come laboratorio astronomico. E guardando la vetta della cittadella, dove proprio c’era l’osservatorio, si capiscono molte cose: vista a 360 gradi tutt’intorno, il posto perfetto per poter osservare le stelle e misurare i movimenti del sole. Machu Picchu, vista dall’alto, ha la forma di un condor che spiega le ali; il condor è l’animale che simboleggia il collegamento con fra gli uomini e gli dei e il fatto che la città sia stata disegnata con questa forma ne sintetizza la funzione: chi vi abitava doveva avere un collegamento diretto con il mondo spirituale.

La nostra guida Joel ci conduce lungo un percorso che ci aiuta a conoscere come era divisa la città, su cosa si sostentava e come vivevano i suoi abitanti. Tra l’altro siamo fortunati: siamo nella bassa stagione turistica, ragione per cui la visita la possiamo fare con calma, soffermandoci tutto il tempo che vogliamo in ogni luogo. Joel ci racconta di sacrifici, di economia agricola, di calendari astronomici e di tante altre meraviglie legate alla cultura Inca.

Le foto che porteremo con noi non riescono a trasmettere le emozioni che si provano in questo luogo mistico: le Ande, le scarpate a picco e la vista mozzafiato tutt’intorno.

Ma ecco che arriva l’ora della nostra scalata: ci aspetta Huaina Picchu, ovvero la montagna che sovrasta la città di Machu Picchu e dalla quale si può osservare un panorama ancora più spettacolare.

L’ingresso alla montagna è limitato a 200 persone e il posto di controllo apre alle 10.00. La salita è impegnativa, in molti punti bisogna fare della vera e propria scalata aiutandosi con le corde predisposte lungo il percorso.
 
Complici l’emozione e l’adrenalina, aiutate da una discreta forma fisica, arriviamo in cima nel tempo record di 38 minuti, ma che sudata! La fatica è però ricompensata da quanto vediamo sotto di noi: il condor che spiega le ali.

Restiamo senza parole, la vista è spettacolare.

E capiamo perché questo luogo è mistico.